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:: GUIDA VIRTUALE Cabras
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CABRAS - Area archeologica di Tharros

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Da San Giovanni di Sinis prendendo (a destra) la strada asfaltata che si snoda verso sud, si sale in breve sulla collina alla base nord del Capo San Marco, per visitare gli scavi di Tharros, una delle tappe fondamentali di un viaggio in Sardegna, soprattutto se si considera la cornice paesistica e naturalistica in cui sorgono gli antichi resti della città. L’antica origine dell’abitato è fenicia (VIII secolo a.C.); in seguito i punici utilizzarono Tharros come roccaforte marittima (dal VI secolo a.C.) sulle rotte navali mediterranee; nel 238 a.C. passò sotto il dominio romano; nel II-III secolo d.C. aumentò d’importanza e divenne, forse, colonia. Fu poi sede vescovile nel VI secolo, in età bizantina, quando fu fortificata (VII secolo) a causa delle minacce saracene, e fu definitivamente abbandonata nel 1070, con il trasferimento dell’Arcivescovado e della capitale del Giudicato ad Oristano-Santa Giusta. Gli ultimi scavi per riportare alla luce la città iniziarono nel 1956. Lasciato il posteggio presso l’ingresso, si scende per un tratto di cardo (via lastricata) verso le rovine. Iniziamo la descrizione dal settore nord. Risalendo il colle Muru Mannu nel Cardo Maximus, la via di accesso principale alla città, lastricata di basalto e con canale di scolo delle acque in ottimo stato di conservazione, si raggiunge il tempio di Demetra e Core (a destra) e il tophet punico (di fronte). Nell’area per i sacrifici dei giovinetti e degli animali, presso le spesse mura puniche della città (6 metri, V-IV secolo a.C.), si osservano due belle porte d’accesso al fossato, difeso da ulteriori, possenti mura in basalto. Questa zona fu utilizzata successivamente come necropoli, in età romana imperiale e nel fossato si conservano tombe a sarcofago e ben conservate tombe a cupa (in muratura); dalla cima del colle si ammira il panorama di tutta la zona. Ridiscendendo verso Tharros, si raggiunge il settore centrale degli scavi, presso il castellum aquae (a destra), costruito nella piazzetta di collegamento con il decumanus (strada orientata ovest-est), che scendeva verso il mare e il porto; nel serbatoio confluiva l’acquedotto che forse era alimentato anche con acqua piovana (II - III secolo d.C.). Procedendo sulla sinistra si notano le case punico-romane e le botteghe (tabernae). Le botteghe hanno la soglia dell’ingresso (in pietra) provvista di una scanalatura per lo scorrimento di una porta, aspetto tipico degli edifici di quel periodo con comune destinazione d’uso. Sulla destra, il notevole tempio punico delle semicolonne (IV -II secolo a.C.): scavato nella viva roccia, accessibile con rampa di scalini, è un esempio unico nel suo genere; vi fu sovrapposto un tempio romano (età tardo-repubblicana), a cui è da riferire la cappella quadrata che si nota poco più in basso, presso un cortile con grande cisterna; accanto, a sinistra, un secondo tempio romano con piazzale quadrangolare scavato nella roccia, altare e resti del pavimento a mosaico. Sommerse parzialmente dal mare (che anticamente era più distante, il porto di Tharros è quasi tutto sommerso) si osservano le terme I (II secolo d.C.) o piccole terme, in parte trasformate in chiesa cristiana nei secoli successivi; a pochi passi, oltre le cisterne diventate nell’Alto Medioevo aree cimiteriali, si incontra il bel battistero precristiano del VI secolo, di cui si nota la fonte esagonale, in basalto; esso sorge nei pressi dei resti di un’altra piccola basilica paleocristiana (sempre del VI secolo). Risalendo il decumanus per pochi metri e prendendo a sinistra, lasciandosi sulla destra i templi prima descritti, si costeggia la riva del mare. Oltre le due colonne (di restauro) con capitelli di età augustea e la bella piazza lastricata di trachite, si giunge presso le terme II o grandi terme. Erette sotto l’imperatore Settimio Severo, furono le più importanti della città, con lato sud aperto verso il panorama marino. Divennero area cimiteriale nell’Alto Medioevo. A breve distanza, ma poco più in alto, si trova il piccolo tempio delle iscrizioni puniche, al limite degli scavi, con scaletta e altare, dove era custodito forse un cospicuo tesoro sacro; sorto nel III secolo a.C., fu modificato in età romana imperiale (II d.C.). Per concludere il giro è opportuno risalire verso la torre di San Giovanni (m 50) una delle 80 erette in Sardegna tra la fine del ‘500 e il principio del ‘600 dagli Spagnoli). Dal punto si può godere di un panorama di eccezionale vastità e bellezza sui dintorni e sulla spiaggia di San Giovanni, con le sue acque turchesi. (visite guidate anche all’interno; informazioni presso la biglietteria degli scavi). A pochi metri, resti di mura puniche in grossi blocchi di arenaria, appartenenti ad una acropoli in corso di scavo e studio; da qui si vede bene la citata


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