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ECONOMIA

Chi pensasse alla Sardegna come all’isola dei pastori, direbbe solo una parziale verità, anche se certamente l’allevamento della pecora sarda (una delle razze lattifere migliori del mondo) rappresenta una voce molto importante nell’economia di gran parte delle zone montane e collinari, soprattutto dell’interno. Altri allevamenti tradizionali sono quelli della capra di montagna e del cosiddetto bue rosso del Montiferru (bovini di razza modicana sarda), dalle carni prelibate.
In agricoltura sono rilevanti l’olivicoltura e la viticoltura; sempre importante per la qualità del prodotto e per la tradizione che la contraddistingue. Purtroppo a partire dal 1983 una campagna di contributi a favore dell’estirpazione dei vigneti, su iniziativa della Comunità Economica Europea, ha fatto diminuire notevolmente la produzione di uve; ma fortunatamente dal 1997 si è ricominciato a coltivare la vite; la qualità dei vini è sempre rimasta elevatissima. Durante il mese di settembre le solitarie campagne sarde si animano di contadini per la tradizionale vendemmia. La coltura cerealicola intensiva fino al 1960 era uniformemente diffusa.
Solo negli ultimi decenni del sec. XX, comunque, la ricchezza prodotta dai settori dell’industria e dei servizi ha eguagliato quella proveniente dai settori agricolo e zootecnico, e ciò dà l’idea di quanto l’economia sarda dipenda ancora dalle sue più tradizionali produzioni.
Purtroppo, con molta leggerezza ed accumulando errori gravissimi di valutazione dei ritorni economici e dei danni ambientali, sono stati sviluppati i grossi insediamenti industriali di Sarroch, Portoscuso e Cagliari (nel sud dell’isola), di Ottana (presso Nuoro) e Porto Torres (presso Sassari).
La pesca è attiva ad Alghero e nelle coste del Sulcis: da queste zone proviene, infatti, la maggior parte del pescato sardo. Tale attività ha una certa rilevanza anche in Gallura, e soprattutto nell’Oristanese, i cui pescatori lavorano nei vasti stagni e nelle peschiere. Pure collegate alla presenza degli stagni sono le antiche saline di Cagliari, Sant’Antioco e Carloforte. Molto importanti le tonnare di Carloforte e Portoscuso; i tonni pescati sono esportati in tutto il mondo, soprattutto in Giappone.
Le miniere, in grave stato di crisi, sono diffuse nel Sulcis-Iglesiente: abbandonate quelle di carbone, sopravvivono quelle di piombo e zinco, in vana attesa dei concreti interventi che, ormai proposti e studiati da anni, dovrebbero consentire un rilancio di questa tradizionale e antica voce economica, basilare per le popolazioni residenti nel sud-ovest dell’isola. Probabilmente solo il turismo e la valorizzazione degli eccezionali monumenti di archeologia industriale che le attività minerarie hanno lasciato, potranno consentire un nuovo decollo economico in queste aree.
Il settore terziario ha conosciuto nell'Isola un boom soprattutto legato a Internet e alle nuove tecnologie: la Sardegna ha una delle più alte percentuali di utenti collegati alla Rete (in proporzione alla popolazione) in Italia e un'altissima concentrazione di siti e attività legate all'Information & Communication technology. A Cagliari ha sede la Tiscali, importante società informatica paneuropea, protagonista nel 1999 del più clamoroso esordio in Borsa della storia finanziaria italiana.
 

Testo tratto dal volume "Guida Pratica della Sardegna" di S. Colomo, Editrice Archivio Fotografico Sardo

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